Pubblicazione della comunicazione di approvazione di una modifica ordinaria al disciplinare di produzione di un nome nel settore vitivinicolo di cui all’articolo 17, paragrafi 2 e 3, del regolamento delegato (UE) 2019/33 della Commissione [Cérons].
(Comunicazione 14/07/2021, pubblicata in G.U.U.E. 14 luglio 2021, n. C 282)
La presente comunicazione è pubblicata conformemente all’articolo 17, paragrafo 5, del regolamento delegato (UE) 2019/33 della Commissione del 17 ottobre 2018.
COMUNICAZIONE DI MODIFICA ORDINARIA CHE MODIFICA IL DOCUMENTO UNICO
«Cérons»
PDO-FR-A0668-AM02
Data della comunicazione: 28 aprile 2021
DESCRIZIONE E MOTIVI DELLA MODIFICA APPROVATA
1. Riferimento al codice ufficiale
Per la zona geografica è stato aggiunto un riferimento al codice geografico ufficiale. Tale aggiunta non modifica il perimetro della zona.
Il documento unico è modificato di conseguenza al punto 6.
2. Forma di allevamento
Nella sezione VI, punto 1, lettera a), la distanza tra i ceppi è ridotta e passa da 0,90 m ad almeno 0,85 m.
L’obiettivo è quello di armonizzare le norme della denominazione «Cérons» con quelle del disciplinare di produzione delle denominazioni nella cui zona geografica è compresa quella di Cérons. La riduzione della distanza minima non rimette in discussione la densità di impianto che è superiore a 5 000 ceppi per ettaro.
Il documento unico è modificato al punto 5.1.
3. Disposizioni agroambientali
— Nel capitolo 1, sezione VI, punto 1, lettera e), è stata aggiunta la frase «I ceppi morti devono essere rimossi dalle parcelle, all’interno delle quali è vietata la loro conservazione. »;
— nel capitolo 1, sezione VI, è aggiunto un punto 2:
«2 - Altre pratiche colturali
È vietato il diserbo chimico totale delle parcelle.
Ogni operatore calcola e registra il proprio indice di frequenza dei trattamenti (IFT). ».
L’introduzione del calcolo dell’IFT riflette la preoccupazione di sensibilizzare e guidare gli operatori in merito alle loro pratiche e all’uso dei prodotti fitosanitari.
Il divieto di diserbo chimico totale mira a ridurre l’uso di erbicidi, così da permettere di rafforzare la protezione dei terreni viticoli e preservarne le funzionalità naturali (fertilità, biodiversità, depurazione biologica), che contribuiscono alla qualità e all’autenticità dei vini.
L’obiettivo di tali modifiche è ridurre l’uso di prodotti fitosanitari e tenere maggiormente conto delle esigenze sociali.
Il documento unico non è interessato da tale modifica.
4. Riduzione dei tempi di invecchiamento dei vini
L’invecchiamento dei vini è ridotto di tre mesi e va quindi fino al 15 gennaio (anziché al 15 aprile).
Tale modifica comporta anche una variazione della data di commercializzazione al consumatore, che è anticipata di tre mesi.
La riduzione dei tempi di invecchiamento consente di ottenere vini più freschi e fruttati, riflettendo l’evoluzione del mercato e delle aspettative dei consumatori senza mettere in discussione la tipicità dei vini. I vini sono sempre più spesso elaborati senza invecchiamento in barrique, con un affinamento in tino la cui durata può essere notevolmente ridotta al fine di preservarne le caratteristiche fresche e fruttate.
Il documento unico non è interessato da tale modifica.
5. Circolazione tra depositari autorizzati
Nel capitolo 1, sezione IX, punto 5, la lettera b) riguardante la data della commercializzazione dei vini tra depositari autorizzati è soppressa.
Tale modifica non comporta alcuna variazione del documento unico.
6. Legame con l’origine
La frase seguente del legame: «La fermentazione di questi vini è lenta, spesso effettuata in barrique. I vini sono sottoposti a un periodo minimo di invecchiamento che va fino al 15 aprile dell’anno successivo a quello della vendemmia» è sostituita da: «A seconda del profilo di prodotto ricercato, la fermentazione di questi vini avviene in barrique o in tino. Per i vini molto concentrati può essere lenta.».
Ciò consente di tener conto delle pratiche sviluppatesi di recente e della modifica dei tempi di invecchiamento nel disciplinare di produzione.
Il documento unico è modificato al punto 8.
7. Riferimenti relativi alla struttura di controllo
La formulazione del riferimento alla struttura di controllo è stata rivista al fine di armonizzare tale formulazione con i disciplinari delle altre denominazioni. Tale modifica è puramente redazionale.
Tale modifica non comporta alcuna variazione del documento unico.
DOCUMENTO UNICO
1. Nome del prodotto
Cérons
2. Tipo di indicazione geografica
DOP - Denominazione di origine protetta
3. Categorie di prodotti vitivinicoli
1. Vino
4. Descrizione del vino (dei vini)
Descrizione testuale concisa
Vini fermi bianchi con zuccheri fermentescibili.
I vini hanno un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 14,5 % e un titolo alcolometrico volumico effettivo minimo del 12 %. Dopo l’arricchimento i vini non superano il titolo alcolometrico volumico totale del 21 %.
Al momento del confezionamento i vini presentano un tenore di zuccheri fermentescibili (glucosio e fruttosio) superiore o uguale a 45 g/l.
Ciascun lotto di vino commercializzato presenta un’acidità volatile inferiore o uguale a 25 milliequivalenti per litro, ossia 1,5 g/l espressa in acido acetico (1,225 g/l espressa in H2SO4).
I tenori di acidità totale e di anidride solforosa totale sono quelli stabiliti dalla normativa europea. I vini sono elaborati principalmente a partire dal Sémillon B, vitigno originario del Sauternais, accompagnato dalle varietà Sauvignon B e Muscadelle B. Questi vitigni sono particolarmente adatti alla botritizzazione e alla produzione di grandi vini liquorosi. La Botrytis cinerea è responsabile delle trasformazioni biochimiche dei composti aromatici delle uve e della concentrazione di zuccheri nell’uva. Conferisce ai vini una elevata morbidezza e aromi complessi che ricordano talvolta agrumi, miele e acacia.
I vini Cérons sono molto aromatici, fini, fruttati e freschi con una certa vivacità. Al palato, presentano un gusto pieno e una forte untuosità.
Caratteristiche analitiche generali
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Caratteristiche analitiche generali |
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Titolo alcolometrico totale massimo (in % vol) |
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Titolo alcolometrico effettivo minimo (in % vol) |
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Acidità totale minima |
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Acidità volatile massima (in milliequivalenti per litro) |
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Tenore massimo di anidride solforosa totale (in milligrammi per litro) |
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5. Pratiche di vinificazione
5.1. Pratiche enologiche specifiche
Pratica enologica specifica
Dopo l’arricchimento i vini non superano il titolo alcolometrico volumico totale del 21 %.
Oltre alla disposizione di cui sopra, i vini devono rispettare, in materia di pratiche enologiche, tutte le disposizioni obbligatorie previste a livello dell’UE e dal Code rural et de la pêche maritime (codice rurale e della pesca marittima).
Pratica colturale
La densità minima d’impianto delle vigne è di 5 000 ceppi per ettaro. Le vigne non possono presentare una distanza interfilare superiore a 2 metri e una distanza tra i ceppi dello stesso filare inferiore a 0,85 metri.
La potatura deve avvenire obbligatoriamente prima del 1° maggio. Le vigne sono sottoposte alle tecniche di potatura di seguito indicate, con un massimo di dodici gemme franche per ceppo: potatura a Guyot doppio, Guyot semplice e misto, alla bordolese, a cordone di Royat bilaterale o a ventaglio.
I vini provengono da uve raccolte in sovramaturazione, botritizzate e/o appassite sulla pianta e sono ottenuti esclusivamente da uve raccolte manualmente mediante cernite successive.
5.2. Rese massime
44 ettolitri per ettaro
6. Zona geografica delimitata
La vendemmia, la vinificazione, l’elaborazione e l’affinamento dei vini hanno luogo nel territorio dei seguenti comuni del dipartimento della Gironda in base al codice ufficiale geografico del 26 febbraio 2020: Cérons, Illats e Podensac.
7. Varietà principale/i di uve da vino
Muscadelle B
Sauvignon B - Sauvignon Blanc
Sauvignon Gris G - Fié Gris
Sémillon B
8. Descrizione del legame/dei legami
La zona geografica della denominazione di origine controllata «Cérons» è inclusa nella denominazione Graves. L’altopiano di Cérons, situato 35 chilometri a monte di Bordeaux, è separato da Barsac da un piccolo ruscello, affluente della Garonna, chiamato Saint-Cricq. La zona geografica si estende in tre comuni del dipartimento della Gironda (Cérons, Illats e Podensac) sulla riva sinistra della Garonna.
La regione di Cérons, come tutti i Graves, vanta una storia geologica molto lunga. Su un substrato di calcare e marne corrispondente a una sedimentazione marina carbonatica nell’era terziaria si sono succeduti stadi di deposizione di materiali strettamente legati alle origini della Garonna, alle modifiche del suo percorso e alle successive fasi di glaciazione nell’era quaternaria, accompagnate da fenomeni di erosione, movimenti tettonici e variazioni climatiche molto complesse.
La denominazione Cérons presenta quindi un’ampia varietà di suoli divisi tra i terreni tipici della denominazione Graves, a nord, con un’elevata concentrazione di ghiaia, e della denominazione Barsac, a sud, di natura argillosa-calcarea su un sottosuolo calcareo ad asterie. Alcuni terreni, tuttavia, si ritrovano unicamente in questa denominazione. Sono formati da rilievi ghiaiosi residui su una base argillo-calcarea più o meno sabbiosa, separati da stagni generalmente sabbiosi, allineati sulla riva sinistra dell’antico Ciron e del ruscello Saint-Cricq.
La peculiarità di Cérons, vicina a Barsac, è dovuta principalmente al suo particolare clima e mesoclima: l’oceano, la Garonna e l’immensa foresta delle Landes della Gironda situata a poca distanza producono un effetto termoregolatore benefico per la vite. Gli inverni miti e umidi e le estati moderatamente calde consentono una maturazione lenta propizia per le uve bianche. In autunno, la confluenza della Garonna e dei ruscelli affluenti dà luogo a nebbie mattutine che ricoprono i vigneti, diradandosi poi durante i pomeriggi soleggiati e grazie a un’areazione e una ventilazione naturali che essiccano e concentrano le uve già molto mature. Queste particolari condizioni climatiche determinano lo sviluppo di un minuscolo fungo sulle uve, la «Botrytis cinerea». Tale simbiosi del fungo e delle uve denominata «muffa nobile» è all’origine della concentrazione di zuccheri e aromi e della sintesi delle sostanze originali che conferiscono ai vini la loro specificità.
Nel paesaggio di Cérons, coperto da vigneti in cui torreggiano alcuni vecchi mulini e disseminato di villaggi in pietra calcarea, il fiume si avvicenda alla foresta di acacie o di pini, lì dove la «sabbia delle Landes» (sabbia di origine eolica dell’era quaternaria) ricopre tutte le formazioni a ovest o tra i rilievi ghiaiosi. Si possono tuttora osservare le tracce di vecchie cave di pietra o di ghiaia, alcune delle quali ancora utilizzate.
Cérons ha la stessa radice etimologica del fiume Ciron, che un tempo sfociava nella Garonna a Cérons. Sirione, in latino, è l’unico nome della regione menzionato sulla carta di Antonino, raffigurante la rete stradale sotto l’imperatore Caracalla (211-217), e sulla tavola di Peutinger (III secolo). L’esistenza di un passaggio a guado durante le basse maree potrebbe essere all’origine dell’indicazione di questa tappa militare e commerciale.
Anche se la presenza della vite era attestata già nel Medioevo, furono gli scambi commerciali con gli olandesi alla fine del XVI secolo e soprattutto nel XVII secolo a orientare la produzione della regione verso vini bianchi dolci con zuccheri residui. Il vigneto, che faceva parte della prevostura reale di Barsac, acquisì gradualmente la sua ampiezza e i vini erano spediti attraverso il porto della giurisdizione a Barsac.
Alla fine del XVII secolo e nel corso del XVIII secolo, le competenze nella selezione dei vitigni e nella pratica delle cernite su una vendemmia troppo matura o botritizzata, sviluppate per le denominazioni Sauternes e Barsac, si estesero anche alla regione di Cérons.
Le uve molto mature sono ricoperte dalla muffa della botrite, che fora e assottiglia la buccia degli acini. Il sole, riflesso dal terreno ciottoloso, essicca delicatamente i chicchi che diventano bruni e grinzosi concentrando zuccheri e aromi. I vendemmiatori selezionano allora questi acini «tostati», di ceppo in ceppo, con l’aiuto di forbici: si tratta della prima cernita, altamente concentrata. A essa seguono altre due, tre o più cernite, decise in base all’alternanza di climi che favoriscono lo sviluppo del fungo e la concentrazione delle uve. Le vendemmie sono effettuate esclusivamente a mano. L’uva pressata fermenta poi molto lentamente e, quando il tenore alcolico uccide i lieviti, la sua ricchezza porta alla cessazione naturale della fermentazione dei vini ancora pieni di zuccheri.
La denominazione «Cérons» è stata riconosciuta con decreto del 30 settembre 1936, che ha poi istituito dal punto di vista regolamentare le pratiche locali: articolo 6 - la vinificazione deve essere effettuata con uve arrivate a sovramaturazione (muffa nobile) vendemmiate mediante cernite successive.
La superficie delimitata della denominazione Cérons è di 2 089 ettari, ma oggi è rivendicata soltanto da una ventina di produttori su un’estensione da 30 a 80 ettari a seconda dell’annata. Nella Gironda le vendemmie sono molto più tardive che altrove. Iniziano raramente prima di ottobre e durano spesso fino a novembre. In questa stagione, i periodi di clima umido causati dalle depressioni atlantiche autunnali possono compromettere la concentrazione e la botritizzazione delle uve e spiegano la produzione altalenante di questa denominazione. Infatti, in questa zona i produttori di Cérons possono anche produrre vini bianchi secchi e rossi e i Graves superiori delle denominazioni Graves e i vigneti sono stati in gran parte riconvertiti alla produzione di vini rossi negli ultimi cinquanta anni, passando dal 95 % della produzione di vini bianchi di cinquanta anni fa al 40 % di oggi.
I Cérons sono vini bianchi fermi con zuccheri residui.
I vini sono elaborati principalmente a partire dal Sémillon B, vitigno originario del Sauternais, accompagnato dalle varietà Sauvignon B e Muscadelle B. Questi vitigni sono particolarmente adatti alla botritizzazione e alla produzione di grandi vini liquorosi. La Botrytis cinerea è responsabile delle trasformazioni biochimiche dei composti aromatici delle uve e della concentrazione di zuccheri nell’uva conferendo ai vini una elevata morbidezza e aromi complessi, che ricordano talvolta agrumi, miele e acacia.
I vini Cérons sono molto aromatici, fini, fruttati e freschi con una certa vivacità. Al palato, presentano un gusto pieno e una forte untuosità.
La superficie parcellare di produzione esclude i terreni situati su sottosuolo argilloso spesso o con una copertura omogenea di sabbie di origine eolica (sabbie delle Landes), in quanto tali terreni presentano importanti indici idromorfici e sono generalmente occupati dalla foresta. Sono esclusi anche i terreni su superfici alluvionali moderne (paludi della Garonna). Gli altri terreni, benché diversificati, sono adatti alla produzione di Cérons, poiché questa diversità aumenta la complessità dell’espressione aromatica dei «cru».
Se l’insediamento del vigneto segue le stesse regole previste per la produzione dei Graves, sono le attenzioni prestate durante la vendemmia a consentire la produzione di questi vini liquorosi. Le rese sono basse, limitate a un massimo di 40 ettolitri per ettaro, in quanto i vini provengono da uve vendemmiate in sovramaturazione, botritizzate e/o appassite sulla pianta. Inoltre, il numero di gemme lasciate al momento della potatura non deve superare dodici gemme franche per ceppo e il carico massimo medio su ciascuna parcella è fissato a 8 000 kg per ettaro prima della sovramaturazione, vale a dire un massimo di dodici grappoli per ceppo. I vini sono ottenuti esclusivamente da uve vendemmiate manualmente mediante cernite successive. La pressatura di queste uve fortemente concentrate è lenta e delicata ed è inoltre vietato l’uso di torchi di tipo continuo muniti di viti senza fine. A testimonianza di tale sovramaturazione, i vini presentano un titolo alcolometrico volumico naturale medio minimo del 14,5 %.
A seconda del profilo di prodotto ricercato, la fermentazione di questi vini avviene in barrique o in tino. Per i vini molto concentrati può essere lenta.
La notorietà dei vini Cérons si è affermata presto nel corso della storia. Paguierre, un mediatore di vini, sottolineò in un’edizione inglese del 1828 che questi vini «si distinguono per il carattere piacevolmente forte, il gusto ricco, la fermezza e l’elevata pastosità». Nel suo libro Les Appellations d’Origine Bordelaises, nel 1932, Pierre Célestin scriveva a proposito di Cérons: «Non c’è mai stata alcuna contestazione su questa delimitazione più che centenaria; per questo motivo nessuna decisione giudiziaria ha dovuto determinarne la portata».
Oggi, pur essendo in concorrenza con la possibile produzione di un’altra importante denominazione bordolese, i Graves, alcuni produttori mantengono viva questa produzione, spesso di altissima qualità, in quanto frutto di una selezione rigorosa delle uve arrivate a sovramaturazione in questi terreni eccezionalmente adatti alla produzione di grandi vini.
9. Ulteriori condizioni essenziali (confezionamento, etichettatura, altri requisiti)
Quadro normativo:
legislazione nazionale
Tipo di condizione ulteriore:
deroga relativa alla produzione nella zona geografica delimitata
Descrizione della condizione:
la zona di prossimità immediata, definita in deroga per la vinificazione, l’elaborazione e l’invecchiamento dei vini che possono fregiarsi della denominazione di origine controllata «Cérons», è costituita dal territorio dei seguenti comuni del dipartimento della Gironda sulla base del codice geografico ufficiale al 26 febbraio 2020: Arbanats, Barsac, Béguey, Cadillac, Gabarnac, Haux, Ladaux, Landiras, Langoiran, Loupiac, Monprimblanc, Portets, Preignac, Pujols-sur-Ciron, Rions, Saint-Selve, Sainte-Croix-du-Mont, Toulenne, Villenave-de-Rions e Virelade.
Quadro normativo:
legislazione nazionale
Tipo di condizione ulteriore:
disposizioni supplementari in materia di etichettatura
Descrizione della condizione:
L’etichettatura dei vini che beneficiano della denominazione di origine controllata può precisare l’unità geografica più ampia «Vin de Bordeaux» o «Grand Vin de Bordeaux». Le dimensioni dei caratteri dell’unità geografica più ampia non superano, né in altezza né in larghezza, i due terzi di quelle dei caratteri che compongono il nome della denominazione di origine controllata.
Link al disciplinare del prodotto
http://info.agriculture.gouv.fr/gedei/site/bo-agri/document_administratif-93e93fda-2aa5-49a1-85e4-b0bb4dcbfc88