Organo: Corte di Cassazione
Categoria: Nessuna
Tipo documento: Ordinanza Corte di Cassazione
Data provvedimento: 05-11-2020
Numero provvedimento: 24674
Tipo gazzetta: Nessuna

Commercializzazione del vino - Annullamento di contratti commerciali per la promozione del marchio Nanticò e per la vendita del vino prodotto col detto marchio in mercati esteri - Risarcimento dei danni per concorrenza sleale, lesione dell'immagine e lesione del marchio - Comportamenti che interferiscono con un diritto di esclusiva (concorrenza sleale cd. "interferente") - Individuazione della competenza delle sezioni specializzate.


ORDINANZA

(Presidente: dott. Massimo Ferro - Relatore: dott. Francesco Terrusi)

 

sul ricorso iscritto al n. 7558-2020 R.G. proposto da:

PRODUTTORI MOSCATO D'ASTI ASSOCIATI SCA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 1, presso lo studio dell'avvocato VI110R10 CIROTTI, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato VITTORIO MERLO;

- ricorrente -

contro

LIVIO BRUNI & CO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore, BRUNI LIVIO, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA VARRONE 9, presso lo studio dell'avvocato FRANCESCO VANNICELLI, che li rappresenta e difende unitamente agli avvocati ANTONIO TITA, SABRINA Mi-VZZEO; 

- resistenti -

 

per regolamento di competenza avverso l'ordinanza del TRIBUNALE di TORINO, depositata il 16/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 27/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO TERRUSI;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. UMBERTO DE AUGUSTINIS, che conclude per l'annullamento delle ordinanze impugnate e per l'affermazione della competenza della sezione specializzata del Tribunale di Torino.
 

FATTI DI CAUSA
 

La società cooperativa PMDA (Produttori Moscato d'Asti Associati) conveniva in giudizio Livio Bruni e la Livio Bruni s.r.l. dinanzi al tribunale di Torino, sezione specializzata per le imprese, chiedendo l'annullamento di alcuni contratti commerciali per la promozione del marchio Nanticò e per la vendita del vino prodotto col detto marchio in mercati esteri, oltre al risarcimento dei danni per concorrenza sleale, lesione dell'immagine e lesione del marchio. Nella resistenza dei convenuti la sezione specializzata, con ordinanza in data 10-1-2020, comunicata il 16 successivo, disponeva che la causa proseguisse dinanzi al giudice istruttore della sezione ordinaria, quale giudice monocratico, poiché i comportamenti addotti attenevano a fattispecie di concorrenza sleale pura.  Con successiva ordinanza in data 16-1-2020 il giudice istruttore dichiarava l'incompetenza territoriale del tribunale di Torino in beneficio, alternativamente, dei tribunali di Asti o di Trento, in ragione

(i) della sede dell'attrice (in Asti) ovvero

(ii) della sede dei convenuti (in ambo i casi in Trento) ovvero ancora

(iii) del luogo di conclusione dei contratti di collaborazione evocati (Asti), atteso che invece nessun criterio di collegamento era idoneo a fondare la competenza del foro di Torino.

La cooperativa PMDA ha proposto ricorso per regolamento di competenza contro entrambe le ordinanze, censurando le statuizioni per violazione o falsa applicazione dell'art. 3, secondo comma, lett. a) e b), e terzo comma del d.lgs. n. 168 del 2003, nonché dell'art. 134 del codice della proprietà industriale. A suo dire la competenza sarebbe da attribuire alla sezione specializzata, poiché la pretesa azionata era stata basata, principalmente, sulla domanda di annullamento o di risoluzione dei contratti inter partes e sulla domanda di risarcimento dei danni conseguenti alla diluizione del marchio Nanticò, in concomitanza con il programmato lancio commerciale del relativo prodotto. Gli intimati hanno depositato una memoria ai sensi dell'art. 47 cod. proc. civ., nella quale hanno eccepito l'inammissibilità del regolamento relativamente all'ordinanza collegiale e comunque l'infondatezza della tesi prospettata. Il PG ha concluso per la competenza della sezione specializzata.
 

RAGIONI DELLA CAUSA
 

I. - E' corretto affermare, come fatto dai resistenti, che l'ordinanza collegiale non è impugnabile col regolamento di competenza. In essa infatti non si rinviene una statuizione sulla competenza, quanto piuttosto una decisione ordinatoria sulla ripartizione degli affari interna al tribunale di Torino (v. Cass. Sez. U n. 19882-19). Ciò non toglie che il presente regolamento sia ammissibile a misura della seconda ordinanza, quella del tribunale di Torino che ha declinato la competenza per territorio in favore dei tribunali di Asti o di Trento. Tale declinatoria è comunque avvenuta sul presupposto che la causa non rientrasse tra le controversie attribuite per materia alla sezione specializzata delle imprese e fosse quindi suscettibile di essere definita secondo l'ordinario riparto orizzontale della competenza di cui agli artt. 18 e seg. cod. proc. civ. Non per altro l'ordinanza collegiale (deliberata in pari data di quella monocratica che qui rileva) è stata richiamata nell'incipit del provvedimento, il che implica che sia stata condivisa. L'ordinanza resa dal tribunale in composizione monocratica è indubbiamente una statuizione sulla competenza e tanto basta a rendere ammissibile il regolamento.

II. - Sennonché la causa appartiene alla competenza della sezione specializzata per le imprese, senza rilevanza dei distinti criteri di determinazione della competenza per territorio evocati dal tribunale di Torino. Come questa Corte ha già affermato, in base all'art. 134, primo comma, lett. a), del d.lgs. n. 30 del 2005 (cd. "codice della proprietà industriale") rientrano nella competenza delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale le domande di repressione di atti di concorrenza sleale o di risarcimento dei danni "che si fondano su comportamenti che interferiscono con un diritto di esclusiva (concorrenza sleale cd. "interferente"), avendo riguardo alla prospettazione dei fatti da parte dell'attore ed indipendentemente dalla loro fondatezza". Di converso, esulano dalla competenza delle sezioni specializzate le domande fondate su atti di concorrenza sleale cd. "pura", in cui la lesione dei diritti di esclusiva, secondo la postulazione, "non sia elemento costitutivo dell'illecito concorrenziale" (per tutte Cass. n. 17161-19, Cass. n. 2680-18).

III. - Avendo riguardo alla prospettazione dei fatti da parte dell'attore è risolutivo considerare che nel concreto era stata dedotta proprio la suddetta interferenza. Le pretese involgevano, secondo le varie alternative, il dolo della controparte, ovvero l'inadempimento della medesima, ovvero ancora la sua responsabilità precontrattuale, a fronte di contratti qualificati come di promozione del marchio; e conseguentemente a questo facevano riferimento anche gli atti lesivi del diritto alla lealtà concorrenziale. In altre parole, tutti i comportamenti ai quali l'attrice ha affidato i petita involgono infine il diritto sul marchio Nanticò quale elemento costitutivo, poiché tanto gli inadempimenti, quanto i danni sono stati considerati a latere dei diritti a essa riservati. Ne segue che l'affermazione di illiceità della condotta ha trovato sempre in quei diritti il proprio fondamento.

IV. - Deve quindi essere affermata la competenza del tribunale di Torino, sezione specializzata in materia di impresa.
 

P.Q.M.
 

La Corte dichiara la competenza del tribunale di Torino, sezione specializzata in materia di impresa, dinanzi alla quale rimette le parti anche per le spese del regolamento.
 

Deciso in Roma, nella camera di consiglio del 27 ottobre 2020

Depositato 5 novembre 2020